Anteprima storica di «Il Primo Cerchio», pubblicata il 18 agosto 2026: quarta di copertina canonica e un estratto dal prologo.
Il Primo Cerchio · anteprima
Questa anteprima è stata pubblicata il 18 agosto 2026, alla vigilia della pubblicazione di «Il Primo Cerchio». Il romanzo è ora disponibile in edizione Kindle. Qui restano conservate la quarta di copertina canonica e un estratto dal prologo.
Il Primo Cerchio
Atto III — Le Cronache del Gentiluomo delle Ombre
Roma, dicembre 2024.
Emanuel Lombardi è fuggito insieme a Marta De Sanctis. Ma Corvus non era soltanto un nome: era una rete di rifugi, credenziali, procedure e persone abituate a continuare anche quando chi comandava non c’era più.
Mentre Emanuel tenta di smantellare dall’interno ciò che lo ha reso un’arma, il commissario **Alessandro Falchi** colpisce il centro romano del Collettivo. Un testimone sceglie di parlare. Una morte viene trasformata in una versione conveniente. E le prove di un passato iniziato nel 1969 mostrano che il sistema non è sempre stato ciò che è diventato.
Nel vuoto lasciato dal crollo, **Lucia Fabbri**, **Dante Royce** ed **Ettore Finelli** preparano risposte diverse alla stessa domanda:
quanto di un potere sopravvive quando nessuno può più reclamarlo per intero?
Emanuel deve affrontarne un’altra.
Può smettere di essere Corvus senza fingere che Corvus non sia mai esistito?
*Un thriller psicologico e istituzionale sul confine fra obbedienza, responsabilità e libertà.*
Per uscire da un sistema non basta smettere di obbedire.
Prologo — estratto
Roma, Ministero della Difesa — 14 agosto 1969
Tutto nacque da una cifra troppo piccola per meritare attenzione: ventisettemilaquattrocento lire.
La somma compariva due volte nello stesso ordine di manutenzione, una prima volta nel prospetto generale e una seconda fra le spese straordinarie autorizzate dopo la chiusura del trimestre. Poteva essere un errore di trascrizione. In agosto gli uffici erano quasi vuoti, le pratiche rimanevano sulle scrivanie più a lungo del necessario, le firme venivano apposte da sostituti e nessuno desiderava trattenersi per controllare una cifra che non avrebbe modificato il bilancio in modo apprezzabile.
Il maresciallo Arturo Valenti la controllò comunque. Era una persona dall'alto senso di responsabilità. Non a caso aveva trascorso ventisei anni nello stesso ufficio e sapeva distinguere gli errori dalle cose che qualcuno desiderava far sembrare tali.
Il primo importo riguardava quattro valvole destinate all’impianto pneumatico di un velivolo da trasporto. Il secondo riportava lo stesso codice, la stessa quantità e la stessa firma; cambiava soltanto la data. Valenti aprì il registro delle consegne. Le valvole risultavano sostituite il 3 giugno. Il velivolo era precipitato il 7 giugno.
L’inchiesta aveva attribuito l’incidente a un errore del pilota durante la fase di avvicinamento. Tre uomini erano morti e il fascicolo era stato chiuso in meno di un mese.
Valenti recuperò la copia dell’ordine originale e confrontò i numeri di serie con quelli annotati nel registro di manutenzione. Lo fece una seconda volta, poi una terza. Le valvole registrate come installate non erano mai uscite dal deposito centrale. Qualcuno aveva certificato una sostituzione che non era avvenuta.
Quella sera Valenti non tornò a casa. Rimase nel proprio ufficio fino a quando l’ultima donna delle pulizie spense la luce nel corridoio, preparò tre copie dei documenti e le inserì in buste separate. Sopra ciascuna scrisse il nome di una persona diversa. La mattina successiva chiese un colloquio con il direttore amministrativo. Non venne ricevuto. Due giorni dopo presentò una relazione scritta che non fu mai protocollata.
La settimana seguente venne trasferito all’archivio distaccato di Forte Boccea per esigenze di servizio. Gli tolsero l’accesso ai registri contabili e assegnarono la sua scrivania a un impiegato arrivato da meno di un anno. Valenti continuò a fare domande. Voleva sapere chi avesse firmato la manutenzione, perché i registri del deposito fossero stati corretti dopo l’incidente e dove fossero finite le valvole realmente montate sul velivolo.
Il 9 settembre la sua automobile uscì di strada poco prima dell’alba. La carreggiata era asciutta. La relazione parlò di sonnolenza e velocità eccessiva, anche se Valenti non aveva mai superato i sessanta chilometri orari neppure quando la strada era libera. Il funerale si tenne tre giorni dopo. Non partecipò nessuno dei dirigenti ai quali aveva chiesto di essere ascoltato.
«Il Primo Cerchio» è ora pubblicato in edizione Kindle. Questa pagina conserva l’anteprima diffusa prima dell’uscita.